Blueage

In arrivo l’iPhone 5

Non ci siamo ancora abituati alla nuova versione dell’iPhone 4S che ecco iniziano a girare le voci sul lancio della versione 5. Rumors parlavano inizialmente di giugno, poi si è passati a settembre, ora tutto sembra confermare l’uscita a ottobre, esattamente un anno dopo l’uscita del 4S. La casa Pegatron che produrrà l’iPhone 5 sembra aver intensificato la sua produzione proprio per rispettare i tempi di consegna.

©panthermedia.net/Alexander kirch

©panthermedia.net/Alexander kirch

La fretta è determinata dal fatto che il concorrente più agguerrito dell’azienda di Cupertino, la Samsung ha lanciato il Galaxy S3 che è con il melafonino lo smartphone più diffuso in assoluto. Le strategie di marketing della Apple sono ormai più che conosciute e l’alone di mistero che accompagna ogni uscita non fa che aumentare l’ansia dell’attesa e le speculazioni. Si narrano a tal proposito anche storie curiose che alimentano ancora di più il mito intorno all’iPhone, oggetto di culto ormai, più che di comunicazione vera e propria, come quella ad esempio che voleva un prototipo della versione 5 casualmente dimenticato in un bar dei New York.

Il nuovo smartphone dovrebbe avere un display più grande, uno spessore di circa 8 mm e una RAM di 1 Gb. Girava la voce che la cover potesse essere realizzata con un tipo di materiale amorfo chiamato Liquidmetal, una lega molto particolare che aumenta la resistenza e che si autoripara in caso di graffi o piccoli danni. L’inventore del Liquidmetal in persona ha smentito questa voce. Intanto si rincorrono supposizioni riguardanti il nome che, per la versione 5, dovrebbe essere diverso. Si pensa infatti si sostituire la numerazione in ordine progressivo con l’anno dell’uscita del modello in questione. Voci di corridoio danno anche come imminente il debutto sul mercato di due nuovi iPad.

Ricerca semantica

Il colosso di Mountain View, il motore di ricerca per eccellenza Google, lancerà a breve la nuova ricerca semantica. Questa è la notizia che circola e che fa discutere sui possibili risvolti in termini di SEO, di privacy, di limiti della tecnologia. Eppure tanto sconvolgente la notizia in se non sembra, anzi; sarebbe qualcosa che già c’è e che per gli addetti ai lavori altro non è che un tentativo di Google di mostrare i denti ai suoi concorrenti più agguerriti. Una bella trovata pubblicitaria, insomma.

©panthermedia.net/almagami

©panthermedia.net/almagami

La ricerca semantica dovrebbe permettere praticamente al motore di ricerca di interpretare il significato delle parole, senza lavorare più sulla base solo delle parole chiave. Queste si arricchirebbero per Google di significati e attributi propri della nostra lingua, il che renderebbe possibile una ricerca mirata sulla base di quello che realmente intendiamo ricercare. In futuro se chiediamo quanti abitanti conta la città di Milano, avremo la risposta esatta in termini numerici e non un elenco di siti che contengono le parole “abitanti” e “Milano”. Eppure esistono dei motori di ricerca che già utilizzano questo tipo di approccio, quali WolframAlpha ad esempio e Google stesso già dal 2009 utilizza in parte la ricerca semantica, nascosta in un suo algoritmo.

Altro esempio di utilizzo della semantica da parte di Google nel passato è l’organizzatore di notizie Squared, lanciato nel 2010 e capace di fornire la risposta precisa alla nostra domanda, fornendo le fonti dalle quali ha estrapolato il risultato. In questo senso Google già da tempo sta arricchendosi di funzioni che affinano la sua precisione e vanno nella direzione della semantica. Le ultime dichiarazioni rilasciate non sarebbero altro che un passo ulteriore in una direzione ben conosciuta ai tecnici di Google, da tempo impiegati a mantenere il loro primato a fronte delle innovazioni degli altri motori di ricerca.

eBay & e-commerce

Vi ricordate cos’era eBay al suo esordio sul web? Niente più che un portale sul quale venivano effettuate aste online. Oggi le aste costituiscono solo il 15% del fatturato e eBay si é distanziato nel corso degli anni sempre più dal suo core business.

Il mondo dell’acquisto online è cambiato radicalmente nell’ultimo periodo e sarà di conseguenza costretto nei prossimi anni ad affrontare delle trasformazioni. Vediamo nello specifico come si immagina eBay il mondo dell’e-commerce nel futuro.

© pressmaster - Fotolia

© pressmaster - Fotolia

Il Presidente e Ceo di eBay Donahoe, entrato in carica a marzo del 2008, spiega che in futuro l’azienda assumerà un ruolo sempre più centrale tra mondo fisico e virtuale. Le persone stanno notevolmente cambiando il loro approccio verso lo shopping e si rivolgono per gli acquisti in molti casi al mondo virtuale. Infatti la linea tra la vendita al dettaglio ed e-commerce è sempre più sottile. Secondo alcuni recenti studi oltre la metà dei consumatori si rivolge ad internet durante il processo d’acquisto, non solo per l’acquisto in sé, ma anche per leggere opinioni e descrizioni del prodotto, paragonare il prezzo e confrontare i prodotti. Oggi, grazie ai dispostivi mobili, come gli smartphone o l’iPad, la rete è accessibile ininterrottamente 24 ore su 24. Solo nell’anno scorso eBay ha generato un volume di 5 miliardi di dollari attraverso i dispositivi mobili, compresa la vendita di auto online di 3.500 unità a settimana. Per il prossimo anno si prevede un notevole aumento di oltre il doppio del volume.
In futuro eBay farà sempre più da ponte tra la vendita tradizionale e quella online offrendo servizi molto utili al consumatore, come ad esempio quello di diffondere un’informazione comparativa sui prezzi, non solo a partire dai negozi sul web, ma anche da quelli reali. I consumatori potranno, per identificare il prodotto, sia scansionare un codice a barre che utilizzare un software per il riconoscimento visivo. L’applicazione sarà in grado di mostrare i prezzi di quel prodotto sia su eBay che su altri siti online.

Frontiere della Tv

La fruizione della televisione su internet sembra essere la nuova sfida che i canali televisivi e i produttori devono gestire per assicurarsi il futuro tecnologico. Con i moderni dispositivi quali smartphone, iPad, tablet vari, guardare su uno schermo il programma o la serie preferita non rappresenta più un problema.

© SerrNovik - Fotolia

© SerrNovik - Fotolia

Le televisioni di ultima generazione integrano anche un sistema di connessione a internet che permette quindi di visualizzare sullo schermo del proprio Lcd di casa i contenuti trasmessi da internet. Sono proprio le smart tv, i televisori cioè connessi a rappresentare in Italia il 30% del mercato intero. Dati che i grandi colossi della televisione sembrano aver preso sul serio, a giudicare dalle manovre che adotteranno per sfruttare questa nuova potenzialità.

Ed è evidente come nel corso dell’ultimo anno l’offerta di programmi in streaming sia vertiginosamente cresciuta, partendo con Sky che ha inaugurato Sky Go, la versione cioè adattata a tablet, iPhone e sistemi operativi Android, Windows e Mac. Ad aprile vedrà la luce il servizio on demand Premium Play su iPad di Mediaset, che in autunno aveva già lanciato la versione online sulle console Xbox di Microsoft. I servizi saranno tutti gratuiti, per una fruizione senza costi aggiuntivi di programmi, serie tv e film. Non da meno Rai.tv che con l’applicazione per iPad ha superato i 70mila download e si prevede una crescita costante.

Il punto cruciale è assicurare agli spettatori i medesimi standard tecnici; ecco che l’associazione DGTVi ha promosso l’iniziativa “Bollino DGTVi” che garantisce la possibilità, da un punto di vista tecnico, di ricevere i contenuti video e audio. Il futuro guarda quindi a un’offerta integrata, ancora molto frammentaria a dire la verità, ma foriera di grandi novità per i prossimi anni. Attesissime in questo senso sono le prossime mosse della Google tv, lanciata in America e accolta con tiepido successo e quelle di Apple.

Megavideo

La spinosa questione tra i diritti d’autore, la proprietà intellettuale e la fruizione libera del web è stata di recente oggetto di dibattiti, critiche e oscuramenti dimostrativi. Le proposte di legge SOPA e PIPA hanno avuto come reazione da parte di tanti internauti mobilitazioni generali, spesso contrastate dalle maggiori case di produzione cinematografica e musicale.

© M&S Fotodesign - Fotolia

© M&S Fotodesign - Fotolia

Di poche settimane fa è stata la chiusura del sito Megavideo/Megaupload che permetteva di accedere a un ricchissimo repertorio tra film attuali, vecchi e serie televisive sia gratis che a pagamento sotto forma di abbonamento, per ovviare i fastidiosi stop ogni 72 minuti di fruizione del video. 72 pagine di accusa sono stati mossi ai gestori della piattaforma a seguito dell’operazione condotta da FBI in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia americano.

Oltre all’accusa di aver violato il copyright, Megavideo è stato messo sotto accusa anche per aver incentivato gli utenti a scaricare i contenuti in cambio di un corrispettivo in denaro. Si sospetta quindi anche il riciclaggio di soldi. La reazione sul web è stata fortissima e la notizia, che ha iniziato a girare prima su Twitter, ha fatto in pochissimo il giro del mondo, causando la protesta del gruppo di Anonymous che ha attaccato i siti delle majors discografiche e cinematografiche, oltre anche quelli del Dipartimento di giustizia e dell’FBI.

Urge a questo punto una legislazione più chiara e più al passo con i tempi e le nuove tecnologie, che riveda il concetto stesso di proprietà intellettuale e lo declini a seconda del campo di applicazione, senza dover necessariamente ricorrere a provvedimenti restrittivi quali SOPA, PIPA e ACTA. Il discorso è molto vasto e richiede un’attenta analisi per evitare che il web possa diventare terreno fertile per l’illegalità, ma che sia in grado di tutelare la vocazione stessa della rete a libero strumento al servizio dei cittadini.

iPad 3, rumors

Il colosso Apple ha fatto delle strategie marketing adottate la sua vera e propria fonte di ricchezza. L’alone di mistero che avvolge ogni nuovo lancio, la comunicazione precisa e studiata al dettaglio, la libertà assoluta lasciata a blogger e appassionati che scrivono e commentano notizie e rumors, senza che nessun tipo di precisazione o rettifica venga dalla casa madre. È una sorta di attesa collettiva che non fa altro che accrescere il fenomeno Apple.

© Uwe Annas - Fotolia

© Uwe Annas - Fotolia

E non si smentisce in questo senso neanche ora, a ridosso del lancio del nuovo iPad 3, previsto a marzo a San Francisco negli USA. In Europa un sito tedesco ha fatto sapere che la commercializzazione in Europa inizierà proprio dalla Germania il 23 marzo. In effetti la tempistica potrebbe essere azzeccata, tutto sta nel verificare la data di lancio. Per quello che si sa al momento il nuovo iPad 3 dovrebbe non differenziarsi troppo dalla versione 2 per quanto riguarda l’estetica, sono le prestazioni migliorate a renderlo un passo in avanti rispetto al suo predecessore. Display Retina, processore Apple A6 e un’elaborazione grafica migliore, questi dovrebbero essere i punti di forza del nuovo nato in casa Apple.

Il primo modello fu presentato da Steve Jobs il 27 gennaio del 2010, mentre l’iPad 2 fu distribuito in Europa a partire dal 25 marzo 2011. Un tablet che ha suscitato non poche critiche, rispetto ad esempio al fatto che non disponga di porte USB e che non possa essere espanso; fatto sta che i dati di vendita confermano il successo di un dispositivo che non vuole sostituirsi al telefono e al laptop, ma che si caratterizza per una propria specificità. È la fruizione di contenuti multimediali semplice e immediata che rende l’iPad oggetto di culto e di massa, in attesa di vederlo nella sua nuova veste.

Google prepara gli occhiali del futuro

© ivan kmit - Fotolia

© ivan kmit - Fotolia

Con l’arrivo del tridimensionale al cinema si sono aperti nuovi orizzonti per gli ideatori di occhialetti innovativi e futuristici.

La tecnologia nell’ultimo periodo ha infatti fatto passi da gigante nell’ambito della qualità di immagine. Recentemente hanno debuttato gli apparecchi che consentono di visualizzare il formato tridimensionale sul piccolo schermo. Grazie a occhiali di piccola misura gli spettatori potranno avere la sensazione di trovarsi a fianco di personaggi presenti in televisione. Le novità non finiscono qui. Google ha reso noto qualche giorno fa il suo novo progetto: si tratta del lancio di un nuovo tipo di occhiali in grado di dare all’utente l’impressione di trovarsi all’interno di una “realtà aumentata” e parallela, di ricevere indicazioni direzionali via satellite e di essere connesso al web proiettato nel campo visivo. I nuovi occhialetti saranno basati su Android e connessi sempre alla rete. Esteticamente assomiglieranno ai modelli Oakley Thumps e incorporeranno una fotocamera, un microfono e un gps.

In poche parole si tratta di uno smartphone per gli occhi. Sarà infatti un dispositivo da utilizzare in caso di necessità e non sempre. L’applicazione più scontata sarà la navigazione satellitare e la realtà aumentata, che permette di sovrapporre all’immagine restituita dalle lenti vari servizi, tweet, attività e opportunità presenti nella direzione in cui si volge lo sguardo. Gli occhiali saranno in grado di inviare i dati di posizione ai servizi Google e restituire informazioni e direzioni in modo istantaneo.
La data del lancio sembra prevista entro fine del 2012. Il progetto verrebbe realizzato da Google X. Secondo un articolo pubblicato nel 2011 sul New York Times Google X sarebbe un laboratorio nascosto di Google, dove nascono le idee più innovative e ritenute irrealizzabili.

Kibooku, nuovo social network

Come ha evidenziato la giornata Safer Internet Day voluta dall’Unione Europea e rivolta all’utilizzo sicuro e responsabile di internet per sensibilizzare i giovani, ma soprattutto gli adulti, quindi genitori ed insegnanti, sono molti i pericoli in cui i bambini o adolescenti possono imbattersi sulla rete. Ecco come nasce l’idea di Kibooku, il social network sicuro per tutti gli utenti.

Ricerche svolte di recente sostengono che il 10,5% degli under 13 conosce amici trovati nella rete. Il 32% degli adolescenti ha dato il proprio numero di cellulare a qualcuno conosciuto su internet, il 6,5% dei bambini ha già postato video o immagini di sé senza vestiti o addossando abbigliamento intimo.

© igor - Fotolia

© igor - Fotolia

Questi dati sono sconcertanti. Dato che però oramai non si può privare nessun bambino di internet, è giusto trovare delle soluzioni alternative che consentano al giovane di navigare in modo sicuro. Ecco da dove è nata l’idea di Jamie Tosh, un padre di famiglia scozzese, che ha proposto un nuovo social network per tutelare i nostri figli dai pericoli maggiori su internet, la pedofilia e il cyberbullismo. Il social media è basato sul sistema della tracciabilità dell’utente. Il sito richiede alla registrazione indirizzo e numero di telefono della persona ed è inoltre a pagamento. La registrazione costa 1,95 sterline al mese (2,30 euro) e un quarto della somma di sottoscrizione va in beneficenza. Il pagamento con una carta di credito è tracciabile e l’intento é quello di scoraggiare i malintenzionati a registrarsi sulla piattaforma. Tosh chiede anche una collaborazione da parte dei genitori, infatti l’adulto deve compiere mensilmente alcune operazioni per sbloccare il sito e controllare le attività dei propri figli in rete. Questo dovrebbe permettere ai genitori di verificare che i comportamenti dei ragazzi siano corretti quindi dovrebbe eliminare gli atteggiamenti scorretti di Cyberbullsimo.

Il diario timeline di Fb

Si parla molto ultimamente della nuova Timeline di Facebook, che tra breve sarà obbligatoria per tutti gli utenti. Quali saranno i cambiamenti fondamentali e quali i trucchi per preservare la privacy?

© Thomas Pajot - Fotolia

© Thomas Pajot - Fotolia

Il passaggio, che modifica notevolmente la grafica, cambierà tra pochissimi giorni in modo significativo il nostro profilo e il modo in cui sono organizzate le nostre informazioni sulla pagina.

Per consentire agli 800 milioni di utenti Facebook di familiarizzare con il nuovo profilo, l’azienda americana ha deciso di affrontare le cose con calma, infatti la Timeline è ora facoltativa e permette all’utente di aspettare sette giorni prima di renderla visibile agli altri in modo che  si abitui con calma al cambiamento.

Per attivare la nuova impostazione basta andare sulla propria pagina dedicata e cliccare sul tasto “Ottieni il diario”. L’intento di Facebook è quello di trasformare ogni profilo in una sorta di cronologia, di linea di tempo, un diario personale che annota le proprie attività su Facebook. Le informazioni sono visibili su due colonnine, divise da una linea temporale. A destra della pagina sono elencati gli anni e i mesi e basta cliccare su una data e si potrà compiere un viaggio nel passato. L’idea è quella di ricostruire momenti fondamentali del proprio passato. Si possono quindi ad esempio anche inserire notizie relative al primo giorno di scuola quando Facebook non era ancora stato ideato.
Il problema principale di questa modificazione comprende la privacy. Infatti la nuova Timeline metterà a disposizione di tutti le foto e i post condivisi in precedenza con gli amici, per evitare questo inconveniente basta fare clic sul simbolo della matita e selezionare “Hide from Timeline” e il problema è risolto.

Mappatura di Fb

L’artista Ian Wojtowicz ha utilizzato in maniera creativa i dati riferiti all’utilizzo di Facebook nel mondo e li ha incrociati con le immagini del globo della Nasa. L’effetto finale è una mappa che descrive, a seconda dei colori, le zone del mondo in cui la connessione a Facebook è maggiormente attiva e quelle dove è quasi o del tutto assente.

© Photosani - Fotolia

© Photosani - Fotolia

Una mancanza che appare a noi, fruitori del servizio, difficile da comprendere o peggio da vivere. Non siamo i soli nel mondo, stando almeno ai dati degli ultimi mesi dell’anno appena trascorso; considerando un arco temporale di appena 20 minuti 2.716.000 messaggi vengono inviati, 1.972.000 richieste di amicizia accettate e 1.851.000 status aggiornati. La lista potrebbe continuare e se la si declina nell’arco della giornata, della settimane, dei mesi e degli anni si ha un’idea del potere della piattaforma che lega a se milioni di iscritti.

Inutile dire che il bacino d’utenza maggiore si trova negli Stati Uniti con il 23,6% degli iscritti totali, seguiti da Europa e Paesi asiatici. Eppure ci sono zone che sono marcate in giallo e che evidenziano quindi l’assenza di connessioni al social network per antonomasia. Parliamo di grandi aree in Africa, alcune zone dell’Asia e del Sud America. Anche la Russia sembra conoscere un modesto successo del fenomeno Facebook, probabilmente legato al fatto che dal 2006 una piattaforma simile impazza tra la popolazione.

Si chiama Vkondake, è interamente in russo e conta ben 75 milioni di utenti, sparsi tra la Russia, la Bielorussia e l’Ucraina. Un successo confermato anche dalla possibilità di scaricare legalmente contenuti musicali e video, che apre quindi ulteriormente le porte della condivisione. Una mappatura originale che potrebbe essere annualmente aggiornata per dare un’immagine tangibile della diffusione del social.